Comunicato: SLOW FOOD PIEMONTE RINNOVA GLI ORGANISMI E GUARDA AL 2020

Il complesso dell’Agenzia di Pollenzo ha ospitato, domenica 10 giugno, il Congresso regionale di Slow Food Piemonte.
Una mattinata di confronto e discussione sulla missione dell’associazione fino al 2020, anno in cui Torino ospiterà il Congresso Internazionale di Slow Food.
L’ultimo congresso internazionale di Chengdu in Cina ha segnato un momento decisivo nella vita di Slow Food con la sua Dichiarazione e le sei mozioni che tracciano l’orizzonte politico del futuro dell’associazione e le linee guida che indicano il percorso da seguire nei due anni di governo futuri.
Rinnovato anche il Coordinamento regionale, l’organo esecutivo dell’Associazione, che passa da 5 a 9 membri per garantire la più ampia rappresentanza territoriale e un giusto equilibrio tra continuità e rinnovamento.

ANDREA BLANGETTI
GABRIELLA CHIUSANO che assume il ruolo di portavoce
FABIO MALAGNINO
FEDERICO CHIERICO
LEO RIESER
OTTAVIA PIERETTO
ROBERTO COSTELLA che assume il ruolo di legale rappresentante
ROBERTO SAMBO
SILVIA CELESTE BORRELLI

Tra i compiti dell’organo regionale, il coordinamento delle Condotte territoriali, l’organizzazione di eventi, lo sviluppo e la promozione dei presìdi Slow Food.

Ritorna al Lingotto la dodicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto

La dodicesima edizione a Torino dal 20 al 24 settembre 2018.

Food for Change è il tema della dodicesima edizione della più importante manifestazione internazionale dedicata al cibo buono, pulito e giusto.

L’edizione 2018 di Terra Madre Salone del Gusto animerà molti luoghi della città di Torino dal 20 al 24 settembre: il Mercato a Lingotto Fiere, le attività didattiche nel Palazzo della Giunta Regionale in piazza Castello, l’Enoteca, realizzata nuovamente nella splendida scenografia di Palazzo Reale, le Conferenze, organizzate in collaborazione con il Circolo dei Lettori di Torino, nel centro della città.

 

 

 

Slow Food dalla Cina: «Cambiamo il sistema alimentare, fermiamo il cambiamento climatico»

Dal Congresso internazionale a Chengdu, in Cina, Slow Food lancia Menu for Change, la campagna per fermare il cambiamento climatico

«Siamo tutti coinvolti: il cambiamento climatico è una crisi presente che richiede uno sforzo immediato e corale dell’umanità. Ogni nostra scelta farà la differenza, perché il motore del cambiamento è la somma delle nostre azioni individuali». Dalla Cina, di fronte ai 400 delegati in rappresentanza della rete di Slow Food e Terra Madre da 90 Paesi, Carlo Petrini ribadisce che il riscaldamento globale è una realtà, non riguarda un futuro indefinito, e i suoi effetti si avvertono già nel presente. Di qui l’esigenza di rafforzare il messaggio del movimento: «Per Slow Food è un dovere occuparsi di cambiamento climatico: non esiste qualità del cibo, non esiste bontà senza rispetto dell’ambiente, delle risorse e del lavoro. Non va dimenticato che la produzione di cibo e la sua distribuzione incide per un quinto sul riscaldamento del pianeta».

In tutto il mondo, Slow Food lancia oggi Menu for Change la prima campagna di comunicazione e raccolta fondi internazionale che mette in relazione cibo e cambiamento climatico. Le emissioni agricole di produzione vegetale e animale sono tra le principali fonti di emissioni di gas-serra, tra cui anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e protossido di azoto (N2O): il sistema di produzione alimentare industriale è tra le prime cause del riscaldamento del pianeta, mentre le prime vittime di questa catastrofe annunciata ci sono l’agricoltura familiare, le economie pastorali e la pesca artigianale.

Non abbiamo più tempo, Harvey, Irma, la siccità, il fenomeno migratorio, le bombe d’acqua che ci sorprendono nel sonno, le vendemmie anticipate, il crollo delle produzioni, la mancanza di erba fresca o il rientro anticipato dagli alpeggi, l’acidificazione e l’innalzamento dei mari, la presenza di animali prima inesistenti a determinate latitudini, la desertificazione e il progressivo impoverimento dei suoli sono il volto del cambiamento climatico. Non sono eventi record da registrare negli annali, sono la normalità che ci aspetta. E le cause sono da rintracciare nell’attività antropica e soprattutto nelle emissioni di gas fossili.

Il settore agricolo è responsabile del 21% (Fao 2015) delle emissioni totali, a fronte del 37% di quello energetico, 14% dei trasporti e l’11% dell’industria. Nel settore agroalimentare, la fonte principale di emissioni di gas-serra arriva dall’allevamento zootecnico che, da solo, produce il 40% delle emissioni dell’intero settore. A questa fonte segue quella della distribuzione di fertilizzanti sintetici: 13% delle emissioni agricole (725 Mt CO2 eq.).

E il conto da pagare è salatissimo, soprattutto in alcune zone del mondo. «Nonostante siano tra i minori produttori di gas serra, l’Africa e i paesi più deboli sono i primi a scontare le conseguenze del riscaldamento globale. E i primi a pagarne le conseguenze sono contadini, pastori e comunità indigene costretti di conseguenza a migrare. Con la promozione dell’agroecologia, la tutela della biodiversità, stando a fianco dei produttori sul campo Slow Food, in Africa e in tutto il mondo contribuisce a sviluppare pratiche di mitigazione e adattamento. Molto deve essere fatto e Slow Food non può vincere da solo» interviene John Kariuki, vicepresidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità.

Risponde Tiejun Wen, Cina. Decano esecutivo, Istituto di studi avanzati per la sostenibilità, Renmin University, e Istituto per la ricostruzione rurale, Southwest University.

«Per affrontare i cambiamenti in atto è necessario lavorare sull’integrazione fra il contesto urbano e quello rurale. In Cina, il sistema fondato sullo sviluppo delle aree urbane, spesso non è in grado di rispondere alle istanze delle aree rurali che vanno valorizzate nelle proprie specificità. Tre concetti vanno posti al centro di questo sviluppo: la solidarietà per i diritti dei contadini, la sicurezza agricola ecologica, la sostenibilità ambientale rurale. E per far ciò bisogna passare da un modello politico fondato sul capitale a un modello fondato sulle persone».

E dalla nostra rete, arriva l’intervento di Mbaye Diongue, Senegal, immigrato senegalese in Italia: «In Senegal, le conseguenze devastanti del cambiamento climatico hanno già iniziato un percorso insidioso e inarrestabile nelle zone costiere come Bargny o St Louis, dove interi quartieri sono stati inghiottiti dal mare che avanza. La grande domanda che riguarda noi africani, e in generale i paesi poveri o in via di sviluppo, è se abbiamo meritato tutto questo, dove stia la nostra colpa. In Africa, abbiamo contribuito poco o niente al cambiamento climatico. Perché dobbiamo subirlo senza avere gli strumenti, i mezzi, la capacità reale di far fronte ai cambiamenti in corso?».

Anche in Italia, il comparto agricolo è un emettitore netto di gas-serra e contribuisce per circa il 7% alle emissioni totali nazionali. E anche in Italia gli effetti del cambiamento climatico minano le nostre produzioni più preziose: «L’Europa ha passato l’estate con una drammatica siccità interrotta da improvvise alluvioni che hanno causato disastri idrogeologici, colpendo soprattutto le zone rurali più indifese. E il paradosso è che è proprio l’agricoltura industriale a contribuire alle incessanti emissioni che scaldano il pianeta. Ma esistono modelli agricoli differenti? Bisogna agire. I governi con gli obiettivi globali di contenimento delle emissioni, ciascuno di noi con le proprie scelte quotidiane» auspica Francesco Sottile, Italia. docente di Coltivazioni arboree e Arboricoltura speciale presso l’Università di Palermo.

«Ridurre le emissioni non può più essere una possibilità da rimandare, è un obbligo. E ognuno deve intervenire: eliminiamo del tutto gli sprechi, soprattutto alimentari. Ogni europeo spreca 179 kg di cibo ogni anno, pensate che il cibo buttato via consuma la quantità d’acqua pari al flusso del fiume Volga e utilizza inutilmente 1,4 miliardi di ettari di terreno – quasi il 30% della superficie agricola mondiale. Traotto in emeissioni? Lo spreco alimentare è responsabile della produzione di 3,3 miliardi di tonnellate di gas serra (FAO, 2015). Cerchiamo di prediligere prodotti di prossimità, di mangiare poca carne ed evitare quella che arriva da allevamenti intensivi. E poi poniamoci poche e semplici domande: come è stato prodotto il cibo che condivido con la mia famiglia? Da dove arriva? Di quanta energia e di quanta acqua ha avuto bisogno? Slow Food lavora per divulgare questa conoscenza e per valorizzare e sostenere quelle produzioni che scelgono pratiche agricole e produttive resilienti ed ecologiche, le uniche che possono contribuire alla mitigazione e all’adattamento al cambiamento climatico. Aiutateci a portare avanti i nostri progetti, anche una piccola donazione fa la differenza» conclude Carlo Petrini.

Master of Food – Birra

Master of Food – Birra

2-9-16-23 MARZO 2017 – Ore 20.15

Quattro serate per avvicinarsi all’affascinante mondo della birra, una delle bevande alcoliche più antiche che l’uomo conosca, che affonda le radici nella nascita stessa delle grandi civiltà. Conosceremo le materie prime, le tecniche produttive, la storia, gli stili e la geografia, senza trascurare le modalità di conservazione, di servizio, la scelta dei bicchieri e gli abbinamenti. Inoltre in ogni lezione assaggeremo una selezione di birre, italiane e non, che ci aiuteranno ad intuire le storie di uomini, di territori, di culture e tradizioni dietro ogni bicchiere.
Docente: Fulvio Giublena – Coordinatore Piemonte e Valle d’Aosta per la Guida alle Birre d’Italia Slow Food, Relatore Master Slow Food – Giudice dal 2007 a Birra dell’Anno.
Prima lezione
Le caratteristiche e la geografia delle materie prime, con manipolazione e assaggio di acque, malti e luppoli. Introduzione alla degustazione.
Seconda lezione
La produzione del mosto, la fermentazione, le tipologie di confezionamento, la filtrazione, la pastorizzazione, la rifermentazione in bottiglia.
Terza lezione
La cultura e la geografia della birra; le grandi famiglie birrarie: Lager (Germania, Repubblica Ceca…) e Ale (Belgio, Regno Unito…); l’analisi del legame tra birra e territorio con un approfondimento del contesto italiano.
Quarta lezione
La fermentazione spontanea, l’ancestrale e meraviglioso mondo dei Lambic. Indicazioni sulla conservazione delle birre, sul loro servizio (temperatura, bicchieri e tecnica) e sui loro abbinamenti. Le birre più alcoliche, da invecchiamento, o che fanno stile a sé..
INFO E ISCRIZIONI:
Luogo del corso: Tortona (AL)
 Presso Il D Cafè via Emilia 168
Costo: 95 euro (La quota comprende il materiale didattico)
Simona > tel. 348 5802488
Ii D Cafè > tel. 335 7028427

Comunicato

Slow Food Piemonte e Valle d’Aosta è vicino ai contadini, agli allevatori ai produttori del centro Italia così duramente colpiti dal terremoto e dagli eventi atmosferici di questi giorni.
Pertanto il Comitato esecutivo regionale ha voluto dare un segno tangibile di solidarietà verso queste popolazioni versando sul c/c aperto da Slow Food Italia la somma di 2000 euro.

Un’amatriciana per Amatrice

Dù Cesari Presenta:

Lunedi 31 Ottobre e Martedi 1 Novembre : “Pranzo e cena di beneficenza”

“Un’amatriciana per Amatrice”

10€

Un piatto di Amatriciana e un bicchiere di Morellino di Scansano

amatriciana2016_du-cesari

Domenica 17 Luglio • Mercati della Terra Collegno

17 LUGLIO 2016 – DALLE 9 ALLE 19

PARCO DEL CASTELLO PROVANA

VIA ALPIGNANO 2 – COLLEGNO

FAI LA SPESA DA CONTADINI E ARTIGIANI DEL TERRITORIO